LE MARCHE

Marche Food & Wine

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25/05/2011  RssIcon

vigneto

Quando eravamo piccoli mia nonna nominava spesso i suoi genitori, raccontandoci che per un periodo avevano gestito un “gioco di bocce”. Io non capivo cosa fosse esattamente un gioco di bocce, gli unici due elementi chiari erano che in questo non ben identificato esercizio commerciale, antenato dei moderni bowling, le bocce erano fatte tutte d’avorio (mia nonna ne andava visibilmente fiera) e che ai clienti veniva servita una ricetta, pareva, di indiscutibile appeal: “vi’ (vino, n.d.r) e gassosa”.

Mia nonna è persona di spirito, per anni si è fatta prendere in giro dai nipoti sulla fantomatica bontà di questo miscuglio. Il fatto è che con il passare delle generazioni il rapporto con il vino, in casa nostra come altrove, si è evoluto. Erano tempi di povertà quelli e non si beveva per rintracciare “echi di bacche di ginepro e miele d’acacia” nel vino: si beveva per tirarsi su. E cosa c’era di meglio di un goccio di gassosa per vivacizzare il bicchiere pomeridiano? I vecchi pescatori o gli operai del cantiere navale non avevano né il tempo né il denaro necessari per approfondire le qualità organolettiche del vino che bevevano, era sufficiente per loro stare in compagnia, divertirsi con qualche amico, magari raggiungendo per primi il boccino, con la sfera d’avorio assegnata loro nel gioco.

grappolorossoPer dirla in modo spiccio, la cultura del vino, quello ‘buono’, è associata al grado di benessere delle persone e, dunque, è in parte elitaria. È per questo che un'iniziativa come Cantine Aperte (durante la quale, il 29 maggio, le migliori cantine d’Italia apriranno le porte al pubblico) ha un valore doppio, perché stabilisce un legame con la gente, tutta quanta, anche quella che non può permettersi più di un “vi’ e gassosa”, offrendogli la possibilità di verificare le potenzialità del suo gusto senza verbose intermediazioni culturali o costose vendite al dettaglio. 

Le cose belle della vita dovrebbero essere alla portata di tutti e Cantine Aperte è un buon modo per inverare, almeno temporaneamente, questo ideale di bellezza democratica. Si tratta infatti di  “un’esperienza di grande valore culturale e umano”, come sostengono gli stessi promotori dell’iniziativa, che va ben al di là della semplice degustazione. Potrete scoprirla anche con i nostri itinerari a tema, se volete.

Quanto alla sezione Marchigiana del Movimento Turismo del Vino, presieduta da Serenella Moroder, sono infatti ben 27 le cantine che aderiscono all’iniziativa, tra le quali Fiorini, Fazi-Battaglia, Moncaro e molte altre. Si spazia dal leggendario Verdicchio, passando per il Bianchello del Metauro, sino al Rosso Conero; che poi sono il verde, il bianco e il rosso, i colori della bandiera dell’Italia unita, alla quale è dedicata questa diciannovesima edizione. A riprova del fatto che, ancora una volta, Le Marche sono una sintesi, un paradiso dentro un altro più grande, l’Italia.

E se i clienti del gioco di bocce dei miei bisnonni avessero avuto la possibilità di gustarsi ogni anno, nell’ultima domenica di maggio, i migliori vini prodotti sulle dolci colline marchigiane, sono certo che il “vi’ e gassosa”, per quanto corroborante, non gli sarebbe più bastato.

 

The Paradise Trotter

© Paradise Possible Communication
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3 comment(s) so far...


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Re: Cantine Aperte in Le Marche: vino e democrazia

Anche se una Guinness bevuta fredda è dissetante non supera la delizia e il piacere di un calice del nostro vino.

By Michelina Regina on   25/05/2011
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Re: Cantine Aperte in Le Marche: vino e democrazia

Dalle parti di Camerano "vi' e Gassosa" lo chiamano OCCHIO DEL GALLO. Trovo che le tradizioni e la saggezza popolare abbiano sempre qualcosa di divertente e curioso.

By Giuseppe on   29/05/2011
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Re: Cantine Aperte in Le Marche: vino e democrazia

io quest'anno ho visitato la zona del Rosso Conero. Vini pregiati e paesaggi meravigliosi.

By Isabella on   29/05/2011

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