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nov 16

16/11/2012  RssIcon

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Una volta ho letto che rimanere senza casa costituisce un trauma psicologico molto simile alla morte di una persona cara, e lo stesso vale per l’essere licenziati: la perdita della propria dimora comporta la dissoluzione di tutta una serie di riferimenti emotivi che aiutano ad ancorarsi nel mondo reale e che ci ricordano in termini concreti ciò che siamo, attraverso gli oggetti di cui ci siamo circondati, attraverso gli odori o semplicemente la strada che siamo abituati a percorrere quando rincasiamo. In altre parole, perdere la casa è un lutto in tutta regola.

Allora mi chiedo: se perdere la casa è un lutto, che significato può avere, dal punto di vista psicologico, trasferirsi in un'altra casa o addirittura reinventare la propria vita in un altro paese, con tradizioni sconosciute e anche, perché no, con un’edilizia che storicamente è manifestazione specifica di un altro tipo di civiltà? A me pare che per questa ipotesi valga il processo inverso a quello che si innesca con la perdita. Trasferirsi, modificare radicalmente le coordinate entro le quali siamo abituati a vivere e che abbiamo lentamente cambiato a nostra somiglianza facendoci anche noi influenzare, costituisce un atto di consapevolezza e di appropriazione: come se spostassimo il riflettore dall’esterno verso l’interno di noi e potessimo così traslare quell’interno dove vogliamo. Renderlo libero. Ho sempre stimato molto i grandi viaggiatori, quelli che hanno sempre sulle spalle uno zaino, che arrivano all’autunno ancora con i sandali perché fino a qualche giorno prima stavano ad intrecciare collanine dall’altra parte del mondo. Mi danno l’impressione di avere la casa dentro e allo stesso tempo che la loro casa sia tutto il mondo. Alla fiera Art & Tourism di Firenze, nel maggio scorso, ho preso un caffè con una ragazza francese che viaggia tutto l’anno tra il Sud America, l’Europa e l’Asia e sentendola parlare mi veniva in mente una radio che si sintonizza perfettamente sulla sua frequenza migliore. Mi sembrava una che plasma la sua vita come le piace, senza sentirsi in colpa. Al contrario di quanto siamo abituati a pensare delle persone che non hanno un’esistenza “regolare”, mi pareva l’incarnazione del pragmatismo e della determinazione. La sua vita le appartiene e questo le dà un’aria rassicurante.

Paradise Possible ha avuto la fortuna, in quindici anni di attività, di incrociare il cammino di tanti uomini e tante donne che sentivano il bisogno di una svolta, di quell’atto di consapevolezza e appropriazione di cui abbiamo appena discusso. È stato quello che i greci definivano un kairos. Dice Wikipedia:

Kairos (χαιρός) è una parola che nell'antica Grecia significava "momento giusto o opportuno" o "tempo di Dio". Gli antichi greci avevano due parole per il tempo, kronos e kairos. Mentre la prima si riferisce al tempo logico e sequenziale la seconda significa " un tempo nel mezzo", un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale "qualcosa" di speciale accade. Ciò che è la cosa speciale dipende da chi usa la parola. Chi usa la parola definisce la cosa, l'essere della cosa. Chi definisce la cosa speciale definisce l'essere speciale della cosa. È quindi proprio la parola, la parola stessa, quella che definisce l'essere speciale. Mentre chronos è quantitativo, kairos ha una natura qualitativa.

Persone come Maggie, Jane e Ian hanno capito che una casa deve essere lo specchio di ciò che siamo e desideriamo, non una prigione costruita con l’abitudine e la paura e quando la loro non ha più adempiuto a questo compito, hanno preso un respiro e cambiato le cose. Radicalmente. Come molti altri, hanno reinventato la loro vita ne Le Marche. Ma il kairos di Maggie, Jane e Ian e Paradise Possible, non è una meteora che passa ogni mille anni. Può verificarsi ancora. Ci sono tanti luoghi ne Le Marche che aspettano solo di essere scoperti e di cominciare a somigliarvi. Eccone alcuni nella provincia di Ancona:

Ex convento San Francesco, Belvedere Ostrense

Casale Fonte Fresca, Fabriano

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Eccone invece un paio nella provincia di Pesaro:

Casale Bizantino, Cagli

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Casa del Grano, colline di Fano

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Che ne dite? Scommetto che un po’ di voglia di cambiare vi è venuta, scommetto che anche voi desiderate in fondo reinventare la vostra vita ed essere una radio che si sintonizza perfettamente sulla sua frequenza migliore, proprio come la ragazza del mio kairos (perché anche quello era un kairos), proprio come Ian, Jane e Maggie.

 

The Paradise Trotter

© Paradise Possible Communication
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